Nel 1924 ancora nessuno era riuscito a conquistare l’Everest. Nonostante l’alpinismo d’alta quota e l’esplorazione dei luoghi più remoti della Terra attirassero numerosi uomini di grande valore, scalare l’Everest sembrava una missione suicida. Più volte gli inglesi approcciarono la vetta in quegli anni, ma nel 1924 era previsto un serio tentativo di conquista, ad opera del loro uomo migliore: George Mallory.

Mallory era il prototipo del gentleman avventuriero: molto bello, laureato a Oxford e professore a Cambridge, frequentatore di scrittori come Virginia Woolfe ed ex ufficiale di artiglieria nella Grande Guerra, era lo scalatore più completo e dotato al mondo, oltre ad avere il fascino magnetico di chi dedica tutto per una grande impresa.

Poco prima di partire per la scalata, venne intervistato dal New York Times. Il giornalista, incarnando l’incomprensione che tanti hanno verso queste imprese così pericolose e “inutili”, gli chiese: “perché scalare l’Everest?”

Mallory rispose: “Because it’s there”.

Perchè è là.

La risposta di Mallory ci racconta molto del proverbiale humor inglese, ma soprattutto ci dice che non è necessario snocciolare mille motivi circostanziati per giustificare il tentativo di raggiungere l’impossibile. Se ci crediamo, se ci interessa, lo facciamo e basta. Anche al di là della comprensione degli altri, perché non è quella che conta: per valutare i nostri obiettivi, gli unici esaminatori siamo noi stessi. Ci dice, infine, che la forza di un vero obiettivo è tale che non servono particolari spiegazioni: semplicemente, è là, e lo dobbiamo raggiungere.

Mallory tentò la scalata insieme al compagno di cordata Andrew Comyn Irvine l’8 giugno 1924. Un altro appartenente alla spedizione li vide arrampicarsi in parete a oltre 8475 metri. L’attrezzatura era, ai nostri occhi, ridicola: maglioni di lana e semplici corde. Mancavano circa 240 metri alla vetta quando i due sparirono in un turbinio di neve e non vennero mai più visti vivi.

75 anni dopo, il corpo di Mallory fu ritrovato da una spedizione di ricerca, ben conservato. Non sappiamo se lui o Irvine riuscirono a raggiungere la vetta, ma sappiamo che sul corpo ci sono ancora tutti i vestiti, ma nella giacca non c’è traccia della foto dell’amata moglie Ruth Turner, che Mallory promise avrebbe lasciato sulla vetta in caso di successo.